Come Scelgo i Capi
Come scelgo i capi
Tre criteri. Sempre gli stessi. Vent'anni di esperienza in tre regole.
1. Il tessuto
Lo tocco, lo strofino tra le dita, lo annuso. Se sembra plastica, fuori. Se non respira, fuori. Se al tatto mi ricorda i vestiti di mia nonna degli anni '60, dentro.
I tessuti che premio sempre: lino, cotone, viscosa, modal, seta lavata. Il lino soprattutto in estate — respira, non si appiccica, e quando si sgualcisce ha quel charme di chi ha vissuto la giornata.
2. La vestibilità
Lo provo io, o lo faccio provare a una delle mie clienti volontarie. Sono cinque donne di età, taglie e gusti completamente diversi. Se almeno tre su cinque dicono "mi sento bene", il capo entra.
Cerco capi che vestano la donna reale, non solo la modella sul cartellone. Spalle vere, fianchi veri, pancia vera.
3. La versatilità
Se non posso indossarlo in almeno tre occasioni diverse, non vale i tuoi soldi.
Un abito che funziona solo per il matrimonio di tua cugina è uno spreco. Un abito che funziona per il matrimonio, la cena romantica, l'aperitivo al lago e il colloquio importante — quello vale.
Cosa NON faccio mai
- ✖ Non compro perché "è di moda". Le mode passano in sei mesi. Io vendo per anni.
- ✖ Non aumento i prezzi del 200% sopra il costo. Il margine giusto è il margine onesto.
- ✖ Non vendo qualcosa che non indosserei io stessa.
- ✖ Non scrivo descrizioni false. Se un capo è sintetico, lo dico. Se sgualcisce, lo dico.
Il mio test finale
Prima che un capo arrivi a te, mi chiedo: "Se mia figlia me lo chiedesse in regalo, glielo prenderei?"
Se la risposta è sì, entra in boutique. Se la risposta è no, resta nello scatolone.
È il sistema più semplice che ho. Funziona.
— Bianca